Ambiente

Una democrazia partecipativa sulle questioni ambientali, per raggiungere scelte condivise
Negli ultimi anni, sempre più spesso l'Amministrazione regionale è entrata in aperto conflitto con la cittadinanza, che si opponeva a scelte di grande impatto per la comunità, percepite come estranee e contrarie all'interesse generale. La nascita di numerosi comitati e associazioni di protesta è sicuramente emblema della frattura e della distanza createsi tra decisore pubblico regionale e cittadini. Oggi, dunque, è impossibile prescindere da un coinvolgimento diretto della cittadinanza per le scelte di natura pubblica, seguendo quanto già previsto dall'ordinamento francese (tramite gli istituti dell'enquete publique e débat public) e inglese (la public inquiry). Tale integrazione nell'ordinamento regionale è tanto più necessaria se si considera che, a breve, entreranno in vigore le disposizioni dell'articolo 22 del nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs 50/2016), che introducono la procedura di dibattito pubblico anche in Italia.
Proposta: Provvedere ad una puntuale applicazione della procedura di dibattito pubblico in Regione Lombardia anche per le procedure autorizzative in corso.

Economia circolare dei rifiuti
Adesione di Regione Lombardia alla strategia “Rifiuti Zero”
Il concetto di economia circolare è intimamente connesso con quello di crescita sostenibile. Puntare su un’economia circolare significa concentrare l’attenzione sul riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti. Ciò che normalmente sarebbe considerato un “rifiuto” deve quindi essere trasformato in una risorsa. Molti comuni della Regione rischiano di non raggiungere l’obiettivo minimo fissato dall’Unione Europea (peraltro non particolarmente ambizioso), in base al quale, entro il 2020, il 50% dei rifiuti civili deve essere riciclato. Il riciclo dei rifiuti in Europa è un settore in continua e forte espansione, che ha generato e continua a generare nuova offerta di lavoro. Anche solo per questo (tralasciando quindi gli ovvi vantaggi ambientali), è necessario puntare ad obiettivi sempre più ambiziosi nell'ambito dell'economia circolare, coinvolgendo direttamente i cittadini su come ridurre al minimo il conferimento di materiali all’incenerimento. Si risponderebbe così ai recenti richiami della Commissione Europea, che invita a disincentivare il sostegno, anche economico, agli inceneritori.
A trarre vantaggio dall'economia circolare sono principalmente i cittadini, i quali beneficeranno, tra l'altro, di una riduzione della TARI, di un abbassamento delle emissioni in atmosfera prodotte dagli inceneritori, nonché della creazione di nuovi posti di lavoro nel settore del riciclo e della trasformazione dei rifiuti.
Tutti i materiali differenziati devono obbligatoriamente seguire il processo di recupero e non possono essere destinati al recupero energetico, che interesserà unicamente la componente biodegradabile, attraverso processi di digestione anaerobica.
Proposta: al fine di adottare un efficace modello di economia circolare è necessario dotare la regione Lombardia di sufficienti impianti dedicati al recupero, riciclaggio e riuso dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Al contempo, si provvederà a sospendere qualsiasi nuova autorizzazione per impianti di incenerimento, riducendo così la quantità di rifiuti inceneriti negli impianti esistenti.

Utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura
L'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura è un esempio concreto di economia circolare, poiché evita che il fango della depurazione diventi un rifiuto di difficile gestione. Tuttavia, i vincoli da rispettare affinché sia davvero una pratica virtuosa ed utile in agricoltura sono fondamentalmente due: l'apporto di sostanza organica al terreno agricolo in modo che rappresenti un ammendante utile alla fertilità dello stesso; l'assenza totale di inquinanti perché non sia nocivo per l'essere umano e, pertanto, non deve comportare l'inquinamento delle matrici ambientali, quali suolo e acqua.
Per garantire il rispetto di questi vincoli è necessario intervenire sulla legge regionale e sul sistema dei controlli, integrando la lista con tutti gli inquinanti da escludere dai fanghi ed adeguando le strutture preposte al controllo.
Proposte:
a) revisione della normativa regionale con il ritiro della DGR che introduce un limite elevato alla presenza di idrocarburi nei fanghi;
b) aumento delle risorse umane e strumentali ad ARPA Lombardia per i controlli;
c) riduzione del disagio olfattivo, imponendo la lavorazione immediata del terreno o l'iniezione del fango nel terreno, rispettando la distanza minima dalle abitazioni
d) impegno della Regione a presentare un disegno di legge al Parlamento nazionale per la revisione della normativa nazionale.
e) Indagine e ricognizione delle matrici ambientali acqua e suolo al fine di comprendere la reale situazione e poter decidere conseguentemente.
f) Separazione dei fanghi di origine civile da quelli industriali

Osservatorio sulla legalità in tema ambientale
Numerose società e strutture adibite allo smaltimento di rifiuti speciali, nonché capannoni e depositi abbandonati, hanno ripetutamente dovuto fronteggiare incendi di natura dolosa, probabilmente connessi ad attività di organizzazioni criminali di tipo mafioso, che arrecano danni all'ambiente (comunemente note come ecomafie), notoriamente attive nel territorio lombardo.
Proposta: Per far fronte a tale situazione è necessario creare una rete di osservatori provinciali, attraverso la quale i comitati e le associazioni di cittadini possano confrontarsi con le istituzioni e i soggetti della società civile interessati, provvedendo così ad una migliore mappatura delle criticità dei territori e a una più efficace prevenzione degli illeciti.

Riduzione del consumo di suolo agricolo
Il suolo agricolo è un bene prezioso, insostituibile e non rinnovabile. Va quindi frenato il dissennato consumo di suolo agricolo con una adeguata pianificazione territoriale, favorendo il riutilizzo per nuovi insediamenti delle aree dismesse.
Proposte:
a) revisione della normativa regionale del tutto inadeguata;
b) stop definitivo al progetto della autostrada Broni-Mortara-Stroppiana che sarebbe una infrastruttura inutile e dannosa a causa del grande impegno di suolo agricolo della provincia

Arpa
L'ARPA Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) è un elemento cardine della tutela ambientale e ha un ruolo insostituibile nella salvaguardia del territorio. All'interno del Sistema Nazionale per la Protezione Ambientale, che riunisce tutte le ARPA regionali sotto la guida dell'ISPRA, ARPA Lombardia dovrà svolgere un ruolo guida e, al contempo, recepire le migliori pratiche adottate nelle altre regioni.
Proposta: Incrementare, quindi, le risorse umane e strumentali assegnate ad ARPA Lombardia, al fine di garantire anche il controllo e la prevenzione di incidenti che potrebbero avere ripercussioni negative sulla salute dei cittadini e dell’ambiente.

Amianto
Secondo i dati riportati dal Registro dei mesoteliomi della Lombardia si prevede che entro il 2019 oltre 450 lombardi si ammaleranno di mesotelomia: il tumore da amianto, materiale utilizzato intensivamente negli anni '70, che ha un'incubazione di 40-50 anni. Le stime parlano di 11.274 malati al 2029 contati dal 2000, anno in cui è partito il Registro dei mesoteliomi. Occorre affrontare questo problema adeguatamente.
Proposte:
1. tempi certi per la bonifica e l’eliminazione dell'amianto sia a matrice compatta sia friabile, assicurando interventi con modalità e procedure omogenee su tutto il territorio;
2. ripristino degli incentivi e agevolazioni in particolare indirizzati ai privati cittadini per piccoli lavori e piccole quantità;
3. istituzione del Fondo Regionale per sostenere la rimozione dell’amianto per gli incapienti impossibilitati a godere del bonus ristrutturazione in caso di obbligo predisposto dai sindaci a tutela della salute pubblica; stop allo smaltimento in discarica; piano straordinario di bonifica di siti industriali tipo ex Vinal di Santa Giuletta.

Valorizzazione e promozione dei territori
Proponiamo una serie di iniziative indirizzate al rilancio delle realtà rurali interne, per la peculiarità e le difficoltà che vivono in quanto a distanza da centri urbani e soggette a progressivo spopolamento. Sostegno alle zone interne/ zone meno centrali e comunità montane per i servizi di assistenza sociale, trasporti e connettività.

 

 

Viabilità

La viabilità in molte province lombarde come, ad esempio, quella pavese, è in uno stato di grave arretratezza. Tra le maggiori criticità spicca sicuramente l'indecente stato in cui versano alcuni tra i principali ponti e il conseguente congestionamento dei centri abitati. Tuttavia, in un contesto internazionale sempre più globalizzato e sempre più connesso, lo sviluppo delle infrastrutture, la sicurezza degli approvvigionamenti, la riduzione dei costi di trasporti, una maggiore mobilità di persone e merci sono elementi essenziali per garantire la crescita e l'occupazione.
Proposta: Profondamente consapevoli di tale difficile situazione, il nostro obiettivo, con la Giunta Gori, è invertire la tendenza ed elaborare un piano viabilità di lungo periodo, abbandonando la logica emergenziale. Il nostro scopo è quello di adottare una politica regionale finalizzata ad accrescere la competitività dei propri territori, privilegiando le azioni destinate ad aumentare l'offerta di servizi pubblici, migliorando le infrastrutture ed ammodernando le istituzioni pubbliche. Considerata l'urgenza e la portata di alcuni interventi, sarà imprescindibile avviare un rapporto di collaborazione e supporto con il Governo centrale.

Ripristino dei tre grandi ponti sul Po e dei ponti minori
I tre maggiori ponti sul Po (Becca, Mezzana Bigli, Pieve Porto Morone) sono vietati al traffico pesante e tre ponti "minori" completamente chiusi. Tutti viadotti insostituibili per i collegamenti all'interno della provincia di Pavia e con le province limitrofe. I nostri ponti mostrano i segni del tempo e hanno bisogno di lavori di consolidamento per non mettere a rischio la sicurezza di chi viaggia. Emblematico è lo stato in cui versa il Ponte della Becca, dal 2011 oggetto di pesanti criticità infrastrutturali, generate da un fenomeno di rototraslazione di una pila che successivamente è collassata in alveo. La provincia di Pavia, nonostante i pesanti tagli ai finanziamenti, si è fatta carico in alcuni casi di far fronte al problema valutando un sistema di rimborsi da erogare ai cittadini, in attesa di una risposta concreta dalla Regione, che però non è arrivata.
Proposte:
1. Avviare una richiesta di intervento straordinario al Ministero delle Infrastrutture per i ponti della Provincia, al fine di provvedere all'avvio dei lavori di ripristino della viabilità nell'arco di pochi mesi.
2. Proseguire e vigilare sul rispetto del cronoprogramma concordato lo scorso 9 gennaio a Roma dal viceministro Nencini con i sindaci, con il Presidente della Provincia e Regione Lombardia, per il nuovo ponte della Becca.

Mantenimento della rete viaria, revisione dell'urbanistica dei centri abitati e contestuale miglioramento della qualità dell'aria
Come conseguenza dello stato di abbandono in cui versano alcune delle principali infrastrutture viarie, il traffico pesante converge nei centri abitati, con tutte le conseguenze negative per la salute e la sicurezza dei cittadini.
Proposte:
1. definire puntualmente la ripartizione delle competenze fra ANAS, Regione e Provincia, individuando così con certezza il soggetto responsabile della manutenzione stradale;
2. puntare su una forte limitazione del numero di veicoli privati in circolazione, favorendone la sostituzione negli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro dei singoli cittadini, con la mobilità ciclistica o pedonale, il trasporto pubblico locale e l’uso condiviso e multiplo dell’automobile;
3. con il ripristino e lo sviluppo delle infrastrutture per la viabilità, e l'eventuale previsione di nuove tangenziali, si potrà provvedere a decongestionare il traffico nei centri urbani, puntando su un'urbanistica eco-sostenibile, creando zone 30 ampie aree pedonali.

Trasporto Pubblico Locale
Molti forse non sanno che in Lombardia la metà, anzi qualcosa in più della metà, delle linee ferroviarie lombarde sono a binario unico o per usare la terminologia di RFI "a semplice binario".
Su 1736 km di linee ferroviarie in Lombardia, ben 879 km sono a binario unico.
E' evidente che il servizio ai pendolari in termini di puntualità ne è compromesso. Se a questo si aggiunge che in alcune tratte il materiale rotabile è vecchio e soggetto spesso a guasti si capisce perché le lamentele degli utenti pendolari non accennano a diminuire.
Non è un problema di sicurezza. Il binario unico è sicuro se ci sono gli adeguati sistemi di controllo e sicurezza. Non è questo il punto. Il punto è la qualità del servizio che è compromessa.
Inoltre il 16% delle linee (283 km) sono non elettrificate e i convogli usano i motori diesel. Treni quindi che trasportano i passeggeri grazie al gasolio che sarebbe da evitare nel riscaldamento degli edifici e che viene limitato negli autoveicoli in quanto fortemente inquinante l'aria che respiriamo.
Tutto questo è inaccettabile e va cambiato il prima possibile.
Le carrozze e le motrici in molte tratte sono vecchie e obsolete non garantendo una adeguata qualità del servizio (puntualità, comfort, etc.).
Proposte: Occorre dedicare più risorse, più investimenti per sostituire il parco rotabile obsoleto e provvedere, insieme a RFI, ad alcuni interventi sulla infrastruttura ferrioviaria: raddoppio della linea Mortara-Milano, quadruplicamento della linea Pavia-Milano Rogoredo, interventi sulla linea Pavia-Stradella e Pavia-Codogno.

Politiche Sociali

La prossimità con il Cittadino deve continuare ad essere la chiave di volta per favorire la conoscenza, la consapevolezza, la competenza e l’esperienza della realtà territoriale e dell’agire, unitamente agli altri attori sociali che operano a livello locale, per realizzare un sistema di welfare partecipato e sostenibile. Difatti, le voci iscritte nel bilancio e relative al welfare devono essere considerate come investimenti e sviluppo. Quindi, la razionalizzazione della spesa o il solo profitto, non possono essere considerati obiettivi delle politiche sociali.
Dare forma a obiettivi sovra-zonali e creare reti inter-istituzionali e di coordinamento deve essere il comparto all’interno del quale ciascun Ufficio Piano sarà chiamato a muoversi per dare sostanza alle finalità individuate, partendo dall’analisi delle peculiarità dell’ambito territoriale rappresentato.
Dal momento che il Piano di Zona è lo strumento di programmazione in ambito locale del sistema di offerta sociale e risulta essere centrale per il buon funzionamento della governance locale per rispondere al meglio al bisogno sociale manifestato dalla comunità locale, è impensabile che ciascun ambito territoriale debba coincidere con l’ambito distrettuale: se così fosse non saremmo più in grado di dare risposte concrete.
Le criticità che ciascun Piano di Zona è chiamato a fronteggiar ogni giorni sono molteplici e hanno gradi di complessità differenti da ambito ad ambito.
Pertanto risulta oltremodo necessario rivedere le linee di indirizzo approvate dalla Giunta Regionale relative alla programmazione sociale a livello triennale e nel contempo investire le risorse messe a disposizione quali premialità, stanziate in ragione del raggiungimento dell’obiettivo di accorpamento dei diversi ambiti territoriali affinché coincidano con l’ambito distrettuale di riferimento, per fronteggiare quelle che oggi risultano essere i bisogni sociali più rilevanti e di difficile sostenibilità da parte dei Comuni facenti parte dei differenti Piani di Zona in cui si articola Regione Lombardia.

Persone non autosufficienti a basso reddito ospitate in strutture residenziali
Come noto, ciascun Comune, qualora gli ospiti delle strutture residenziali non dispongano delle risorse necessarie per sostenere i costi delle rette mensili, è chiamato a integrare dette rette.
Proposta: Fornire supporto ai Comuni al fine di permettere loro di meglio gestire la residenzialità, anche attraverso il riconoscimento di specifiche risorse agli ambiti territoriali

Persone non autosufficienti assistite dalle famiglie in casa- caregiver
Spostando l’attenzione sul bisogno delle famiglie di assistere un parente non autosufficiente, emerge la lacuna che Regione Lombardia lascerà dopo l’esaurimento delle risorse messe a disposizione in forza della D.G.R. n. X/5940/2016, che prevede l’erogazione del buono sociale da parte degli ambiti territoriali, volto a favorire l’autonomia e la permanenza presso il domicilio della persona non autosufficiente, riconoscendo e sostenendo le prestazioni acquisite attraverso un assistente personale e a valorizzare nonché a individuare l’azione di cura svolta dal nucleo familiare anche attraverso il lavoro degli assistenti familiari assunti con regolare contratto di lavoro. Regione Lombardia, in forza della delibera citata, aveva trasferito agli ambiti territoriali risorse da destinare ai parenti delle persone non autosufficienti; tali risorse avevano incentivato e garantito la permanenza presso il domicilio del proprio familiare grazie all’ausilio degli assistenti familiari assunti con regolare contratto di lavoro.
Proposta: Regione Lombardia, al fine di incentivare e continuare a garantire la presenza presso il domicilio delle persone non autosufficienti, deve stanziare nuovamente dette risorse, parallelamente a quelle già messe a disposizione, riconoscendo come giuridicamente rilevante la figura di colui che si prende cura in prima persona e a tempo pieno o parziale di un componente del proprio nucleo familiare durante la malattia (caregiver familiare).
La legge regionale 28 marzo 2014, n.2 è inadeguata, in quanto non differenzia il prestatore di cura professionale dal familiare che assiste una persona cara non autosufficiente. Quest'ultima figura richiede particolari tutele e supporto.

Fondo emergenza abitativa
I servizi abitativi pubblici in Lombardia, sono regolati dalla legge regionale 8 luglio 2016 n.16, "Disciplina regionale dei servizi abitativi". Successivamente, la Giunta regionale ha approvato il regolamento regionale 4/2017 "Disciplina della programmazione e dell'offerta abitativa pubblica e sociale e dell'accesso e permanenza nei servizi abitativi pubblici ", che ha introdotto nuove norme relativamente ai bandi, alle modalità di presentazione della domanda abitativa e di assegnazione degli alloggi pubblici. Nelle procedure di assegnazione delle abitazioni il regolamento distingue diverse categorie di nuclei familiari, cui spettano determinate percentuali di alloggi: il 20% del totale degli alloggi da riservare a chi vive in povertà assoluta; il 30% riservato agli anziani, il 20% ai genitori soli con figli, il 15% ai disabili, il 20% a famiglie di nuova formazione, il 5% a particolari categorie come le donne maltrattate ed infine, il 10% alle forze dell'ordine. Tuttavia, il principale criterio per la presentazione della domanda è un periodo di residenza nel territorio regionale non inferiore a cinque anni.
Proposta: Orientare il servizio verso i cittadini in reale stato di bisogno, prescindendo dal criterio della residenza di lungo periodo. Provvedere, inoltre, ad una globale revisione dei criteri per accedere al Fondo Emergenza Abitativa, velocizzando i meccanismi di assegnazione, dando priorità alle categorie vulnerabili (anziani, disabili, donne vittima di violenza) e ampliando, al contempo, l'offerta a famiglie monoparentali o mono reddito, padri separati in difficoltà, famiglie numerose e giovani coppie con contratti precari.


Minori in comunità
Secondo un'indagine campionaria condotta nel 2010, la retta giornaliera per ogni bambino posto all'interno delle comunità di accoglienza si attesta tra i 65 e i 99 euro. Tali costi, soprattutto nei casi di minori affidati ai Comuni con provvedimento del Tribunale dei minori, sono una spesa obbligatoria per le amministrazioni comunali, che mal si concilia con le leggi relative al pareggio di bilancio che impongono limitazioni e tagli alle spese. Difatti, la Regione Lombardia applica criteri molto stringenti, ponendo quasi esclusivamente in capo ai Comuni afferenti agli ambiti territoriali l’onere di sostenere le spese per i minori in comunità. Pertanto, molti sindaci hanno evidenziato che gli interventi per l'assistenza dei minori incidono fortemente, e in maniera imprevista, sul bilancio del Comune. Un chiaro esempio di questa difficile situazione è il Comune di Santa Cristina e Bissone in provincia di Pavia che, con una popolazione di circa 2.000 abitanti, ha in affido 6 minori, con una spesa annua per assistenza di 126.000 euro. Tale spesa è recuperata attraverso il piano di zona della Regione Lombardia soltanto in una percentuale variabile tra il 35 e il 50 per cento.
Proposta: Per ciò che concerne la Misura B6 (Minori in comunità), riformulazione dei criteri per poter accedere ai contributi stanziati da Regione Lombardia.

Bonus famiglie numerose
Ad oggi, il bonus famiglie numerose stanziato dalla Regione Lombardia è pari € 1.800 per figlio, assegnato a seguito di verifica dei requisiti, sia in caso di gravidanza sia in caso di adozione. Le risorse stanziate per la misura ammontano a 10,8 milioni di euro e sono ripartite tra le ATS (Agenzie di tutela della salute) sulla base di specifici criteri. Tali criteri sembrano però essere eccessivamente restrittivi, interessando unicamente nuclei familiari in condizioni di estremo disagio. Per contro, è necessario supportare famiglie che non sono state prese in carico dai servizi sociali, ma che si trovano comunque in difficoltà, come ad esempio giovani coppie con contratti precari.
Proposta: Erogare il Bonus Famiglie Numerose con modalità di accesso tali per cui non solo le famiglie che già sono state prese in carico al servizio sociale possano beneficiarne, ma garantendo l’accesso anche a famiglie meno disagiate, ma comunque bisognose di un contributo sociale.

Sostegno scolastico
Regione Lombardia, in materia di istruzione, dovrebbe intervenire per sgravare gli Enti locali dall'onere di sostenere interamente i costi relativi all'assistenza scolastica. Purtroppo, oggi, le forme di disabilità sono molteplici e gli Enti, da soli, non sono in grado di fronteggiare il loro manifestarsi.
Proposta: Garantire un affiancamento concreto e costante ai minori affetti da qualsivoglia tipologia di disabilità o che necessitano di assistenza scolastica, permettendo loro di seguire dignitosamente il percorso didattico.

Sanità

Per ciò che concerne uno dei tanti aspetti della sanità pubblica, Regione Lombardia deve finalmente prendersi cura della salute della donna, specificatamente nella prevenzione di quelle forme tumorali ormai diffuse, quali il tumore mammario e il tumore ovarico. Occorrerà prevedere dei percorsi dedicati, in forza di quanto stabilito dal Piano Nazionale Prevenzione in scadenza nel corso del corrente anno (2018). In primo luogo, Regione Lombardia dovrebbe ultimare la rete del breast unit accreditate, partendo da un audit su indicatori di percorso, performance ed esito.
Le breast unit sono centri di senologia multidisciplinari che rappresentano una nuova opportunità di cura ed assistenza, regolata da specifiche linee guida nazionali, che permettono alla donna di affrontare il tumore al seno con la certezza di essere seguita da un team di specialisti dedicati e accompagnata durante tutto il percorso della malattia.
In ogni diversa tappa, dalla diagnosi al follow up, il centro di senologia prevede la presa in carico di tutte le necessità fisiche e psicologiche della donna affetta da una patologia complessa come il carcinoma mammario, nelle sue diverse manifestazioni. A tale proposito il Piano Nazionale Prevenzione sopra richiamato, prevede l’attuazione di percorsi regionali (PDTA, Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) esenti dal pagamento del ticket (D99) in tutte le Regioni italiane.
Ad oggi, solo la Regione Emilia Romagna ha attuato il programma a partire dallo scorso 2012. Regione Lombardia, nel corso del 2015, applicava esclusivamente l’esenzione senza prevedere ad esempio, la presa in carico della paziente rendendo così inefficace ed incompleta l’azione di supporto. Non vi è un gruppo di lavoro.

Proposta
Per prevenire l’insorgere della malattia e, qualora si manifesti, sconfiggerla sarebbe necessario sottoscrivere il PDTA Lombardia per le donne ad alto rischio genetico di carcinoma mammario e ovario e assicurare la completa attuazione del relativo percorso.

Lombardia Progressista
Sinistra per Gori
Via Giovanni da Palestrina 33
20124 - Milano