Premessa

le note si suddividono in cinque brevi capitoli: 

l’ importanza della agricoltura e del sistema agroalimentare lombardo: una agricoltura europea in un paese a vocazione agricola mediterranea;

Agricoltura e territorio: la difficile convivenza fra settori ed interessi ed un equilibrio da conquistare giorno per giorno;

Agricoltura come ‘fatto’ collettivo, crocevia di attenzioni ed attese di una società in evoluzione: alimentazione, territorio, qualità.

I settori produttivi ed i fattori della produzione: attenzione agli investimenti ed al lavoro.

Il contributo della Lombardia ai grandi temi della contemporaneità agricola ed alimentare: sostenibilità, produttività e competitività. Il lascito di Expo.

L' importanza dell' agricoltura lombarda.

Il sistema agricolo ed agroalimentare della Lombardia è fra i più rappresentativi della agricoltura italiana. Per dimensione quantitativa e per qualità di imprese impegnate nel settore l’agricoltura lombarda si colloca alla avanguardia e, senza possibilità di smentite, fra le più avanzate nel contesto europeo associando grande specializzazione a qualità di produzioni e volumi produttivi. In taluni settori, quali la zootecnica da latte, l’allevamento suinicolo e quello bovino, nonché nella cerealicoltura a pieno campo, con primati produttivi e di redditività riconosciuti. 

Tale connotazione, come per tutti i sistemi produttivi ad alto valore e marcata specializzazione, comporta una componente di fragilità di sistema esposta al mutamento delle condizioni esterne. In modo prevalente pure se non esclusivo: la generale evoluzione del mercato alimentare globale, l’andamento dei prezzi internazionali in relazione a quelli interni non più tutelati dalla politica agricola comune, la Politica Agricola Comune che condiziona in modo netto e decisivo le politiche nazionali e regionali.

Le caratteristiche di specializzazione e di qualità del sistema produttivo consentono di affrontare i problemi di oggi nella prospettiva della valorizzazione della produzione agroalimentare italiana, tuttavia occorre garantire condizioni di chiarezza nella politica agricola, piena efficienza amministrativa, costante capacità di adeguamento tecnologico aziendale, innovazione organizzativa nel sistema della offerta quale peculiare punto di debolezza, monitoraggio della professionalità del lavoro agricolo, adeguato flusso di investimenti in relazione ad un sistema bancario che deve essere più attento alle esigenze delle imprese.

Su questi elementi si giocano la prospettiva della agricoltura regionale e della sua politica. Pochi dati a dimostrazione della importanza e del peso della agricoltura in regione:

7,2 mlrd il valore della produzione agricola regionale, pari al 4% del PIl che sale all’11 % compreso il commercio ed il trasporto, 15 % del totale nazionale.
927.000 ha di superficie agricola pari a quasi il 10 % di quella nazionale.
6.000 imprese industriali di settore per 66.000 lavoratori alimentaristi
50.00.0 aziende agricole su 1.470.000 a livello nazionale.
280 cooperative agroalimentari per 3.550 mln di € di fatturato.
927.000 ha di Sau per una superficie aziendale di 18.7 ha/azienda, valore doppio di quello nazionale e di oltre 1/3 di quello comunitario.
I valori economici e produttivi lombardi sono superiori a quelli del Belgio e della Svezia e dell’Austria.
La Lombardia agricola alleva il 27 % dei bovini del Paese, il 30 % delle vacche producendo il 40 % del latte, il 18 % del pollame, il 40 % dei suini. 

L’agricoltura lombarda, senza dimenticare le aree di montagna e di collina portatrici di peculiari problematiche, ma anche di individuati valori imprenditoriali, qualità e capacità produttiva, - si pensi alla frutticultura specializzata della Valtellina ed agli importanti risultati produttivi e di qualità, soprattutto per i vini bianchi, dell’Oltrepò Pavese, nonché della Franciacorta, nella vitivinicultura regionale - è quindi efficiente agricoltura continentale, ma che opera in un paese agricolo a prevalente vocazione mediterranea, considerato come anche le altre regioni padane presentano orientamenti produttivi più diffusamente differenziati, viticoltura e ortofrutta in particolare. Questa condizione la espone a dirette conseguenze per le decisioni di Bruxelles, fortemente condizionate da questa tipologia agricola, ma territorialmente diversamente qualificata, laddove il Governo nazionale, doverosamente attento alla difesa della varietà e complessità dei sistemi agricoli italiani ed investito dalla pesante crisi dei conti pubblici, è fortemente condizionato nelle sue possibilità di manovra per compensare difficoltà e problemi.

Il governo agricolo regionale, titolare di ampi poteri consegnati dalla riforma del titolo V della Costituzione, si deve fare carico di questa peculiare condizione attraverso una azione coerente e concorrente con le altre Regioni per il governo della agricoltura italiana, in una discussione nazionale bene ancorata alle regole comunitarie, senza atteggiamenti tanto rivendicatori, quanto inutili, anzi controproducenti, per la definizione delle quali occorre monitorare e prestare la massima attenzione.

Valutazioni e approccio analitico, come da precedenti considerazioni, suggeriscono tre linee di lavoro più specifico che colgono aspetti di attualità.

1 - La efficienza economica delle imprese, condizionata dall’andamento del rapporto costi e ricavi, è perseguibile, per la sua parte, con il rafforzamento ed l’organizzazione della offerta agricola. Le difficoltà economiche delle aziende ( la crisi del prezzo del latte riscontrate a cavallo del 2016 e 2017 fino allo scorso giugno/luglio ne è esempio significativo ! ) smuovono ancor più la necessità di porre mano alla organizzazione della offerta dei prodotti agricoli attraverso un esteso e funzionale sistema associativo delle O.P. – organizzazioni dei produttori. Al riguardo la Regione deve porsi come sollecitatore e presidio del tavolo interprofessionale, insieme al Mipaf o come unica sede di dialogo se necessario.

2 - La efficienza amministrativa in Regione vanta già importanti risultati anche attraverso al funzionalità dell’Organismo Pagatore. Tuttavia il continuo affinamento dei meccanismi esecutivi e di semplificazione burocratica, tema che deve essere affrontato al livello nazionale, deve trovare tuttavia una ben più efficace realizzazione nella Regione a partire dalle incombenze derivate dalla applicazione delle Sviluppo Rurale. E’ unanime al riguardo la richiesta di concreti risultati al di là delle dichiarazioni più volte ascoltate.

3 - Il presidio delle sedi di decisione quali il CTA presso la Conferenza Stato Regioni ed il Mipaf, deve essere rinvigorito anche in previsione della ripresa della discussione sul rinnovo della programmazione della Pac in vigore. La Regione deve fare sentire la sua voce con autorevolezza e capacità di governo guidando un processo di rinnovamento con le altre Regioni ed il MIpaf, piuttosto che nella reiterata sfida isolata, alla lunga inconcludente. Superate le ardue difficoltà della discussione sul bilancio comunitario e con ciò liberata la possibilità di una discussione di merito sulla Politica Agricola Comune ( E’ impensabile ritrovare un flusso finanziario verso la agricoltura italiana di oltre 7 mlrd di € all’anno con risorse proprie, ma è necessario richiedere modifiche in ordine alle modalità ed alla destinazione delle risorse messe a disposizione ! ), sarà necessaria piena attenzione sulle proposte presentate dalla Commissione al fine di una innovazione molto profonda della Pac sia verso il superamento dell’aiuto diretto per come lo conosciamo, con uno Sviluppo Rurale ben più semplice, con una dimensione ambientale e di riconoscimento verso la sostenibilità che dia senso del riconoscimento della funzione pubblica della agricoltura quale bene pubblico, con una estensione dell’istituto delle assicurazioni contro le oscillazioni del mercato, con risorse destinabili alle difficoltà di settore sia rafforzando le O.P. che con lo sviluppo del sostegno qualitativo delle produzioni.

Agricoltura e territorio

La funzione territoriale della agricoltura è ormai acquisizione della generale sensibilità dei cittadini e della pubblica amministrazione.

Va segnalato peraltro, che questa funzione è interpretata quale condizione ed obiettivo che motivano la stessa PAC, la quale, come noto, impegna ben il 38 % dell’intero bilancio comunitario.

A conferma di quanto sopra non si possono dimenticare gli istituti ‘disciplinari’ denominati della ‘ condizionalità ‘, allargati ad altri più recenti quali il ‘ greening ‘ che rappresentano vincolo alle aziende per l’accesso alla spesa agricola. Il loro superamento in un'unica procedura - come si legge nelle prime proposte comunitarie per la riforma della Pac -, testimonia dell’odierna eccessiva burocratizzazione della spesa comunitaria, come sopra già indicato, ma altresì confermano questa visione ‘ ambientalistica ‘ della intera spesa agricola comune.

Occorre essere consapevoli di questa dimensione della spesa in modo che la pubblica opinione abbia piena coscienza dalla qualità del lavoro agricolo e del suo sostegno, anche dal punto di vista della conservazione e riproduzione delle risorse naturali, acqua e terreno agrario in particolare. E che questa operazione si inquadri nell’ambito di una politica per il territorio e per l’ambiente che, senza essere punitiva per la produzione, sia pienamente rispettosa della conservazione delle risorse naturali. 

La qualità di un territorio infatti è garanzia e condizione necessaria per la qualità dei prodotti agricoli ed agroalimentari, nonché della loro riconoscibile qualità, non ultimo per quella biologica, importante in Lombardia per significatività economica e territoriale.

Sul fronte della qualità territoriale e delle funzioni agricole rivolte alla sua conservazione occorre quindi porre massima attenzione alle proposte comunitarie di riforma che progressivamente vanno affinandosi dal punto di vista dei parametri tecnici, delle modalità esecutive e della consapevolezza generale della loro importanza: la Comunicazione “ The future of food and farming “ ( giugno 2017 ) fornisce chiare indicazioni sugli orientamenti comunitari. 

Ma occorre soggettivamente operare perché questo approccio e tutela del territorio siano imprescindibile tratto programmatico della politica agricola della Regione, in realtà della politica regionale nel suo insieme. 

Emerge con raro vigore nell’ambito di questo approccio, il tema della terra agricola, cioè quel territorio in gestione alla attività produttiva da conservare quale bene irriproducibile. Pertanto prezioso e derivato da una attività che in Lombardia presenta episodi di millenaria esperienza nonché caratterizzante lo stesso paesaggio agrario e specificamente architettonico di cui la cascina lombarda è esempio fondamentale anche nella indagine storico sociologica delle comunità rurali. 

Il tema è stato fatto oggetto di una iniziativa parlamentare, peraltro in corso, e di una legge regionale: la L.R. n. 31/2014 entrata in vigore il 2 dicembre 2014. Occorre verificare l’esito concreto della legge regionale e la effettiva efficacia della applicazione normativa che già a suo tempo fu contestata poiché giudicata inadatta al perseguimento degli obiettivi che si era prefissata. In termini generali occorre misurare infatti il valore della norma sul territorio lombardo nella consapevolezza di un potenziale conflitto con gli Enti locali e con le necessità di interventi infrastrutturali, ma anche nella convinzione che non sia possibile superare una soglia critica di non ritorno alla quale ci si sta avvicinando pericolosamente.

E’ credibile, forse necessario, a questo punto la organizzazione di una Conferenza Regionale sulla Terra Agricola.

Agricoltura crocevia di interessi ed attese di una società in evoluzione

L’agricoltura e la alimentazione hanno da tempo risvegliato un inedito interesse del vasto pubblico.

Multifunzionalità.
Ciò assume risvolti che alimentano l’indagine sociologica, ma altresì individuano nuove opportunità per la offerta agricola la quale si carica di aggiuntivi significati e contenuti. E’ quanto si definisce la funzione multifunzionale della agricoltura europea o, se si vuole, la Multifunzionalità dell’agricoltura europea.

Con questo termine si definiscono quelle attività che prescindono dalla offerta materiale di prodotti alimentari, ma che si allargano ad una offerta immateriale fatta di tradizioni ed esperienze, nonché di produzioni a quelle legate, per le quali il territorio che le ospita diviene esso stesso componente del prodotto e, come tale, elemento della offerta agricola. Inoltre a quella offerta di servizi di accoglienza, ospitalità e cura che i nuovi approdi del mondo agricolo ormai manifestano in ampia misura.

Il tema è declinabile in forme diverse, ciascuna delle quali assume, in modo differenziato, connotazioni ed esigenze proprie con problemi amministrativi e gestionali peculiari, ma tutte riassumibili nella definizione generale indicata della Multifunzionalità. Con un semplice elenco indicativo ma che dà la dimensione della varietà delle opportunità si possono citare:
l’agriturismo e la ospitalità ricreativa presso le aziende.
La agricoltura sociale e le opportunità di reintegro sociale attraverso la permanenza in ambienti agricoli.
La funzione del turismo di campagna nel territorio agricolo.
Le funzioni ricreative connesse quali l’ippoturismo o la percorrenza delle strade interpoderali in biciletta.
Le strade del vino e delle produzioni di qualità.
La raccolta dei prodotti in campo.
La produzione per conto nel diretto contatto con i consumatori clienti.
Le vendite dirette in azienda di prodotti agricoli e di prima trasformazione.
Le vendite a kilometro zero.
I mercatini agricoli in città.
Le qualità territoriali e le denominazioni tutelate.
La qualità agroalimentare ed il suo territorio di origine.
Le tipicità agroalimentari.
La agricoltura delle aziende didattiche.
I musei etnografici o del lavoro in campagna.
I musei storici delle attrezzature per il lavoro di campagna.
I percorsi guidati e la esperienza delle aziende aperte.

In sostanza tutte quelle attività connesse alla primaria funzione produttiva che si stanno estendendo e che necessitano di una sistemazione a volte organizzativa, a volte legislativa, a volte interpretativa. Comunque di riconosciuta identità e di pubblici servizi di sostegno infrastrutturale e relazionale, non necessariamente di esplicito sostegno economico. In particolare una pertinente forma di coordinamento e di relazione con gli Enti locali che più di altri sono in diretto contatto con queste iniziative, le possono sostenere e valorizzare, ma utilmente in quadro generale più ampio ed organico anche per definire collegialmente una gerarchia di problemi e di soluzioni ed una adeguato calendario di iniziative di sostegno.

La agricoltura lombarda ha avuto un interessante incremento di queste attività e di un conseguente apparato normativo di supporto. Si tratta di proseguire nel sostegno delle azioni in corso e di offrire ad esse nuove occasioni di affermazione e di verifica degli indirizzi di lavoro per consentire una superiore precisazione di esigenze e di necessari ausili. Anche in questo caso di una dimensione programmatica che superi i singoli episodi e che divenga componente non occasionale della politica territoriale regionale.

La nuova dimensione del rapporto città / campagna
Nell’ambito di un approccio ampio, si potrebbe dire, universalistico della concezione della agricoltura nella società moderna si rende ben visibile, per certi versi inedita in particolare per la consapevolezza che suscita, la funzione della agricoltura periurbana, ma in generale la funzione agricola in relazione ala città.

L’agricoltura pieriurbana offre da un lato una lettura nuova e assolutamente moderna del rapporto città/campagna con un fenomeno che potremmo descrivere ‘ della campagna che entra in città ‘ e che consente tutele e opportunità produttive e di mercato per il settore ( i mercati di prossimità ne sono esempio vivace e importante ) impensabili anche pochi anni fa. Impegna la politica agricola e la agricoltura stessa ad una responsabilità che, se da un lato ha sempre avuto, in questo periodo si manifesta nel migliore modo proprio perché i bisogni della società sono più comprensibili e soprattutto esplicitamente espressi con una curiosità ed una propensione inedite. 

La esperienza del Parco Sud di Milano rappresenta al riguardo un esempio di avanguardia e di rappresentazione quali/quantitativa di assoluto riguardo di questo fenomeno. Una esperienza che va studiata e che non ha fino in fondo portato tutti i benefici ed espresso tutte le potenzialità possibili. Al riguardo non sono mancate e non mancano esperienze innovative. Occorre estendere questa sperimentazione, ma occorre in verità una politica regionale del territorio agricolo ricompresa nelle politiche di sviluppo della Regione che non si riduca alla pur condivisibile operazione pubblicitaria e promozione dei diversi territori. 

La Lombardia quale Regione più popolosa del Paese e con un insediamento urbano diffuso, con importanti Città capoluogo di provincia oltre a Milano, può essere area di sperimentazione, di esperienze e di mature riflessioni, che portino a politiche intelligenti ed avanzate, sia sul piano di una agricoltura tutelata nel territorio agricolo, ma proprio per questo, corrispondente di servizi ecosistemici per tutta la comunità, sia nella lettura quale area di decongestionamento della vita urbana in un rapporto biunivoco e corrispondente ai bisogni più moderni delle diverse modalità di vita quotidiana.

La qualità del territorio e la qualità della agricoltura
In ogni caso la strada su cui consolidare la politica agricola regionale, anche per sostenere i nuovi bisogni alimentari e la nuova domanda di alimenti, è quella di ancorare le produzioni alla loro dimensione qualitativa ed un territorio di qualità consente una agricoltura di qualità la quale a sua volta si disporrà ad una produzione di alimenti di qualità. Tale legame è indiscutibile e ad esso è possibile aggiungere un valore superiore laddove il territorio diviene componente intima del valore del prodotto: i prodotti a denominazione tutelata ne sono esempio decisivo e la valorizzazione del nostro territorio e del legame con la produzione deve divenire consolidata convinzione della politica regionale.

Occorre proseguire su questa strada senza indugio e sperimentare forme nuove e più avanzate di relazione produzione, trasformazione, distribuzione e consumo in modo da consolidare il sistema qualitativo della produzione agroalimentare lombarda. Nella pubblica opinione e nella convinzione dei consumatori esiste ormai una sensibilità che va riscontrata con iniziative, cure ed attenzioni, con politiche, che superino le forme della ‘ sagra di paese ‘, pure importanti e da mantenere, ma raggiungano la dimensione di un sistema alla cui realizzazione concorrano i diversi soggetti della filiera ed a cui concorrano altresì i diversi soggetti della Amministrazione regionale riconoscendo alla agricoltura quella funzione orizzontale a cui occorre rispondere in modo orizzontale e coordinato. Un ‘Comitato permanente per la qualità del territorio e del cibo’ interassessorile, sia di livello politico che amministrativo, ove regolare le politiche in modo coerente potrebbe rappresentare risposta importante a questa necessità. 

In conclusione questa funzione conservativa di valori derivati dalla realtà agricola è divenuta opportunità sul mercato e come tale ha aperto occasioni di reddito, ma anche ha stabilizzato nel senso comune una visione della agricoltura più avanzata e complessa. Comunque una interpretazione della funzione agricola più ampia ed orizzontale in riferimento a bisogni inediti. Il territorio diviene l’occasione di una sfida programmatica autorevole ed alto livello.

Settori produttivi, Investimenti e lavoro

La politica settoriale non ha da tempo un riferimento comunitario esplicito né sul piano normativo né su quello delle specifiche iniziative.
Per conseguenza la azione dei governi nazionali e regionali sono costrette in ambiti diversi senza potere direttamente sostenere produzioni specifiche e relative filiere. ( vincoli del deminis ). La definizione della Ocm unica rappresenta l’epilogo di un percorso normativo che ha eliminato la politica settoriale dall’orizzonte della Pac e la sua estensione con la prossima programmazione dovrà contribuire a tamponare la citata lacuna.

Ciò contrasta con la specializzazione produttiva e territoriale della agricoltura lombarda ed i suoi interessi. Ne deriva che un efficace sostegno, nelle modalità consentite dalla legislazione comunitaria, sempre più si qualifica come politica dei fattori considerato che dal punto di vista infrastrutturale, senza con ciò negare opportunità e doveri di investimento conservativo e di sviluppo, il territorio regionale presenti una adeguata dotazione. 

Occorre in particolare incidere sul fronte della organizzazione associata della produzione ed in particolare sul fronte della offerta agricola. Il sistema cooperativo in Lombardia è molto diffuso e, pur conservando il suo proprio carattere mutualistico, si è affermato con rilevante capacità imprenditoriale e di movimento sul mercato. Il punto debole rimane quello della gestione associata di taluni servizi e, come detto, della capacità associata della offerta agricola. Tale inadeguatezza va addebitata alla agricoltura ed alla sua rappresentanza politica professionale, non al Governo della regione. Tuttavia rappresenta un problema e quindi non può essere ignorato dalla azione di governo. 

Se si considerano inoltre le passate difficoltà europee del settore del latte, così caratterizzante della economia regionale, che hanno portato presso la Commissione in rapida successione alla analisi dei problemi ed alla definizione di una organica sequenza di norme comunitarie definite ‘ Pacchetto Latte ‘, in esse si trovano le iniziative consentite e le indicazioni suggerite per affrontare la crisi di settore costituendo un metodo di lavoro peraltro non nuovo nel procedere della Commissione. Tuttavia la situazione del mercato del prodotto di eccellenza della Regione, quello zootecnico e segnatamente il latte bovino, esposto alle difficoltà di mercato in modo permanente, necessita di una attiva presenza della Regione nei meccanismi del confronto interprofessionale e della definizione del prezzo. La citata grave crisi dei mesi scorsi induce a ritenere che il tema della definizione del prezzo e della costituzione di stabilità di relazione e di meccanismi di intervento permanga una necessità programmatica della Regione Lombardia in agricoltura. Certamente anche inducendo comportamenti coerenti e concorrenti anche da parte del Ministero delle politiche agricole. La vicenda del Riso propone analoghi interrogativi anche se in queste settimane l’esito necessario, ma anche scontato, della adozione della Clausola di salvaguardia europea è all’ordine del giorno e sfugge ormai ai poteri regionali.

In questa sede va affrontato anche il tema delle bioenergie. Le bioenergie, per le quali le biomasse, rappresentano la premessa materiale nel costante servizio di fornitura per gli impianti di trasformazione sono un mercato. Come tale va affrontato nella consapevolezza che il settore consente produzione di energia sostituendo quella che giunge da carbonio fossile, obiettivo universale nella lotta ai cambiamenti climatici. Si pone certamente un problema che può divenire di carattere etico in ordine al conflitto produzione di alimenti e/o produzione di energia, ma esso diviene di piena attualità nei paesi a ritardo di sviluppo ove la indigenza è fenomeno diffuso. Il problema invece nei paesi sviluppati si pone in modo differente e nei fatti un impegno alla produzione di bionergie va attentamente considerato. L’Italia e la Lombardia nella produzione di biogas ad uso energetico non si trovano in una condizione arretrata, anche in considerazione della forte presenza zootecnica, tutt’altro. Il settore è stato fortemente incentivato ed ora siamo alle soglie di un mutamento di parametro tecnico e merceologico ( sostegno al biometano ) che verrà incentivato in modo significativo. Occorre che la agricoltura dedicata, ed anche l’indotto relativo, oltre alla Istituzione regionale, siano preparati all’appuntamento.

Un tema che va infine affrontato è quello della professionalità degli addetti ed in generale della professionalità del lavoro nel settore. Il tema è di tutto rilievo. 

Una fondamentale notazione riguarda la presenza dei giovani imprenditori che caratterizza l’insieme della struttura di prospettiva della imprenditorialità agricola. I giovani agricoltori al di sotto dei 40 anni sono pari al 32 %, mentre sono il 16 % gli oltre 60. A titolo di comparazione la media regionale è, sotto i 40 anni, il 44 %. Oltre i 60 anni il 4 %. Nell’insieme gli occupati agricoli sono 1,3 % dell’insieme della occupazione totale regionale. Inoltre un terzo degli addetti, su una presenza di circa 60.000, è di immigrazione e rappresenta un esempio di integrazione riuscita anche perché diffusa su tutto il territorio. Tuttavia comporta anche problemi diversi di istruzione generalizzata nonché problemi di capacità di comprensione della lingua. 

Benché in numero assoluto non rilevanti, i lavoratori agricoli fissi - non sono in questo caso considerati gli avventizi pure così importanti in una attività che è per definizione interconnessa alla stagionalità del ciclo biologico -, sono decisivi per talune attività quali quelle di governo del bestiame e di stalla.

Attività dove la professionalità e la esperienza sono fondamentali per il mantenimento dei capitali investiti e per la qualità delle produzioni. In realtà costituendo anche esempio in qualche modo paradossale, laddove si fa della tradizione culturale e professionale nonché dei territori fattore di successo nel mercato, mentre l’esercizio odierno dell attività produttiva avviene mediante l’impiego di lavoro fornito da operatori extracomunitari che giungono da Paesi geograficamente, culturalmente e professionalmente, lontanissimi dal nostro.

La conservazione e sviluppo di questa tipologia professionale è fondamentale per il mantenimento di un equilibrio oggi funzionante, ma nel contempo delicato e esposto. Tale problematica si ripropone, con meno evidenza anche per gli operatori, riuniti in cooperative di servizio, in aziende di macellazione e simili. 

Una azione della Regione, sinergica e coordinata fra Agricoltura e Formazione professionale, rivolta alla tutela di questo mondo professionale che non può permettersi dequalificazione e disorganizzazione è funzione importante che va esercitata.

Il contributo della Lombardia ai grandi temi: il lascito di Expo

Il fenomeno denominato della globalizzazione non è più in discussione, l’interdipendenza presenta caratteri irreversibili anche sul fronte dei non pochi ‘ sottoprodotti ‘ negativi. Il problema è il governo di questi processi: la scarsa capacità nel governarne gli effetti ha prodotto e produce profonde crisi non risolte. Tali scompensi attivano fenomeni politico sociali che si propongono in modo regressivo ed antistorico, in ogni caso con la inesistente capacità di indicare soluzioni se non quelle di chiusura e di riduzione di spazi di libertà economica e sociale.
In tale contesto, l’interesse agricolo è di rilevante significato determinando mutamenti significativi del valore dei prodotti. Basta per tutti l’esempio delle crisi diplomatiche che hanno sacrificato l’agricoltura, attraverso l’embargo applicato dalla Russia in risposta alle sanzioni Europee.

A questa situazione che impone più governo dei processi e non l’incontrario, più accordi commerciali e non l’incontrario, più costruzione di mercati adeguati alle nostre esportazioni di qualità e non il provincialismo produttivo e di mercato si associano le grandi sfide che Expo ci ha consegnato, a partire del fenomeno allarmante del cambiamento climatico i cui effetti determinano fattori di instabilità che si aggiungono, amplificandoli, ai problemi delle crescenti diseguaglianze economiche e dell’instabilità internazionale.
Il cambiamento climatico vuol dire anche una presenza più significativa di parassiti, l’alterazione degli equilibri dell’offerta idrica e la diminuzione di superficie agricola a causa dell’inaridimento dei suoli. La produzione alimentare si trova così ad affrontare una doppia prova: da un lato mitigare il suo impatto, dall’altro adattarsi a nuovi scenari climatici per non compromettere i livelli di offerta e di redditività. 

Sul fronte della alimentazione mentre si assiste ad una evoluzione qualitativa dei consumi alimentari nelle società moderne ( occasione di mercato irripetibile per la nostra agricoltura ed il nostro sistema agroalimentare ) la fame e la malnutrizione avanzano drammaticamente in tutto il mondo, quantomeno non regrediscono ( oltre 850 mln di persone indigenti è una cifra permanente da almeno 5 anni nel contesto internazionale, di cui incredibilmente oltre 15 mln nella Unione Europea ) e per contro le persone che soffrono di sovrappeso ed obesità aumentano in maniera altrettanto preoccupante. È l’altra faccia della stessa medaglia, da cui discendono doverose considerazioni sullo spreco alimentare. Secondo la FAO, un terzo del cibo prodotto a livello globale, circa 1,3 miliardi di tonnellate l'anno per un valore di quasi un trilione di dollari, viene perso o sprecato. Le responsabilità di tale fenomeno sono sbilanciate a favore dei paesi industrializzati. Da qui la necessità di attuare iniziative che supportino una nutrizione improntata alla salubrità e alla qualità degli alimenti attraverso la qualificazione dei prodotti agricoli e, al tempo stesso, che contrastino il fenomeno dello spreco alimentare. La meritoria legge nazionale sullo spreco indica una strada e la Regione deve favorirne la applicazione. 

La crescita di domanda alimentare legata all’incremento demografico ed al miglioramento delle condizioni economiche in vaste aree del pianeta, ha messo poi a repentaglio la adeguatezza, in quantità e qualità, dei fattori produttivi. Per i 9 miliardi di cittadini che popoleranno il mondo entro il 2050, gli agricoltori dovranno produrre cibo sufficiente, producendo di più con meno input e meno terra fertile. Ciò impone una profonda riflessione sul modello di crescita agricola. L’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile con i suoi 17 obiettivi traccia la principale strada da seguire. Una strategia complessa che guarda al futuro basata su quattro pilastri: economia, società, ambiente ed istituzioni. Negli obiettivi di sviluppo sostenibile l’agricoltura e gli agricoltori giocano un ruolo fondamentale. La lotta alla fame ed alla povertà non è possibile senza l’aumento della produttività e del reddito degli agricoltori. Occorre saper coniugare produttività, competitività e sostenibilità, salvaguardando, al tempo stesso, la biodiversità e la ricchezza dei diversi sistemi agricoli-territoriali planetari. Il sistema produttivo del futuro, dovrà essere efficiente sotto il profilo delle risorse, sostenibile e competitivo. L’agricoltura, nella sua storia si è sviluppata in armonia con i cicli naturali, mantenendo l’equilibrio tra produzione di beni e servizi e la riproduzione delle risorse naturali e della fertilità della terra. Negli ultimi 60 anni questo equilibrio si è spezzato. Occorre trovare soluzioni innovative verso la ricostituzione di un equilibrio produzione/conservazione che l’insieme delle soluzioni definite nell’ambito della economia circolare ci possono offrire. Inoltre che queste soluzioni si interconnettano con quelle più avanzate della innovazione: l’agricoltura conservativa, la semina su sodo, i droni nell’uso agronomico, gli strumenti sensori per la regolazione idrometrica, la costituzione di una diffusa strumentazione necessaria alla agricoltura di precisione, la riduzione dei consumi e la minima lavorazione, le nuove tecniche di cisgenetica, la digitalizzazione dei processi e l’uso avanzato delle informazioni che ne derivano. Insomma un apparato di innovazioni, anche di sistema, che consenta la pratica di esperienze di una ‘ agricoltura del futuro ‘ che corrisponda ai grandi bisogni sopra richiamati e contestualmente non sia consegnato in un libro dei sogni tanto più irrealistico che inutile. Occorre pensare al nuovo, senza perdere niente delle passate esperienze, ma mettendo a valore la volontà di innovazione e di ricerca di risposte. 

Chi se non una agricoltura come la lombarda può impegnarsi in questa
sfida ?
La Regione deve sostenere questo processo di ricerca e questa curiosità imprenditoriale, farne tesoro e praticare nella società agricola italiana, ed anche europea, un ruolo innovativo e di battistrada chiamando a raccolta anche risorse diverse, intelligenze e professioni singole e associate che operano nel campo della innovazione e che possono collaborare a questo progetto. Al riguardo questo potrà essere certamente il terreno di confronto, alleanza, e lavoro comune con il mondo della Università che certamente in Lombardia non è residuale. 

Si può individuare per la Lombardia e la sua agricoltura quindi, contrassegnata da dinamismo imprenditoriale ed indiscussa professionalità, una funzione decisiva di sperimentazione di modelli agricoli avanzati con cui confrontarsi nel mondo. La Regione, con politiche dedicate ed un atteggiamento attento a questi fenomeni, deve divenirne la promotrice e la regolatrice.

Lombardia Progressista
Sinistra per Gori
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