Un cambio di paradigma

“Si dimentica che i frutti appartengono a tutti
e che la terra non appartiene a nessuno.”
Jean-Jacques Rousseau

Cambiamenti climatici, emergenza idrica, consumo del territorio, mortalità da inquinamento atmosferico, avvelenamento delle risorse idriche, perdita di biodiversità, distruzione del paesaggio, eventi catastrofici, emergenze rifiuti, deindustrializzazione, crisi del lavoro sono effetti di un errore di prospettiva nella visone gerarchica delle svariate attività umane.

Questo errore di prospettiva ipotecherà, nel futuro, la produzione di prossimità del cibo, la ricarica delle falde acquifere, il sequestro della CO2 che immettiamo in atmosfera a tassi insostenibili per il pianeta, il mantenimento della funzione ecologica dei suoli, la fruizione turistica di un territorio umiliato da centri commerciali, edilizia di scarsa qualità, svincoli e rotatorie di infrastrutture viarie inutili.

Le emergenze che dovremo gestire nei prossimi anni, oggi, non ci consentono più di malsopportare la tutela dell’ambiente come un ulteriore passaggio di burocrazia che produce solo carta inutile.

L’ambiente è tutto quello che abbiamo, l’ambiente è la “casa di tutti”. Un ambiente fortemente degradato è incompatibile con la salute e il benessere delle popolazioni che accoglie e che accoglierà negli anni a venire.

Oggi non possiamo più rimandare un cambio di paradigma, in cui l’ambiente diventi la “trama “su cui scrivere le regole che disciplinano tutte le attività umane che ospita, in cui l’ambiente costituisca la rete di interazione tra salute, impresa, lavoro, produzione di cibo, energia, servizi. 

Abbiamo bisogno di una diversa concezione del nostro ambiente, per stare meglio, per lavorare meglio, per dare ai nostri figli un futuro migliore.

Un passato da dismettere

“Saremmo capaci di fermare il sole e le stelle
perché non ci danno dividendi”
Keynes, National Self Sufficiency, 1933

L’ambiente non ha troppo valore per il centrodestra lombardo. Lo dimostrano le scarse risorse investite, il poco coraggio nelle scelte politiche, la produzione di burocrazia con pochi risultati, gli scarsi stanziamenti per i controlli ambientali. La tutela dell’ambiente, il patrimonio di tutti, è stata vissuta come un appesantimento, non certo come un valore, un’azione che garantisce benessere e prospettive future per i lombardi. Invece, la sostenibilità ambientale delle imprese e delle città è un fattore di crescita e di attrazione laddove perseguita. Si è data più importanza alle esigenze di una economia di rapina che non al benessere prodotto.

Il territorio tra Milano e Lecco è l’emblema di un Italia che soffoca nel cemento. L’aver svenduto il territorio all’edificazione senza limite ha arricchito pochi a fronte del degrado del paesaggio, della perdita di suoli, di un inquinamento pervasivo, senza aver fornito una reale risposta alle esigenze di residenzialità delle famiglie più fragili o aver protetto il sistema delle imprese dalla crisi.

L’assenza di reali politiche e risorse per la mobilità sostenibile a fronte dei continui investimenti per la mobilità su auto privata, o di politiche di conversione energetica verso fonti più sostenibili, ha dato i suoi risultati: sempre più auto in strada, sempre meno risorse per il trasporto pubblico o la mobilità ciclabile. In Lombardia ogni anno muoiono prematuramente 30.000 persone a causa di PM2.5, biossido di azoto e ozono.

Le procedure di valutazione di impatto ambientale sono solo carta, spesso anche mal assemblata, e non contengono azioni di mitigazione o compensazione ambientale. Mancano fasi di confronto con le popolazioni per gestire i processi e valutare le esigenze collettive. Si realizza fingendo di preoccuparsi per l’ambiente e la salute di tutti.

I parchi naturali, su cui si taglia sempre di più, sono abbandonati al crollo come santuari senza ristrutturazione; invece dovrebbero essere laboratori di crescita sostenibile. 

L’acqua per ora abbonda, ma è fortemente contaminata. Non tutti i territori hanno superato la procedura di infrazione comunitaria nella gestione di impianti e reti di depurazione degli scarichi fognari, con un aggravio dei costi per la comunità e un perdurare dei fenomeni di contaminazione delle acque.

Le nostre proposte

Abbiamo bisogno di un grande progetto politico che ci porti a non sostenere più la follia antidemocratica di concepire il territorio come terra di conquista per fare soldi, ma un bene prezioso da utilizzare bene nell’interesse di tutti, senza distruggerlo.

L’assessorato alla Transizione ecologica

“La terra è il principio e la fine,
e tutto il resto non è che favola.”
Carlo Sgorlon

Se abbiamo bisogno di una diverso paradigma ambientale, abbiamo bisogno, anche a livello istituzionale, di una diversa organizzazione delle competenze: vogliamo un assessorato alla TRANSIZIONE ECOLOGICA, il cui ruolo andrà ben oltre la gestione dei temi strettamente ambientali, poiché agirà come coordinamento di tutte le attività assessorili, con l’obiettivo di traguardare Regione Lombardia verso una transizione energetica ed ecologica.

Un nuovo modo di deliberare

“Un uomo vale quanto la sua parola”
Luigi Augusto Belli


Una nuova organizzazione gerarchica delle competenze deve necessariamente riflettersi negli atti del Consiglio e della Giunta lombardi. La cartina di tornasole della serietà con cui vogliamo traguardare questa nostra Lombardia verso una sostenibilità ecologica è l’impegno di quantificare, in ogni atto assunto, l’impatto ambientale causato o risparmiato, oltre a individuare indicatori e risultati ambientali attesi in tutti gli atti pianificatori e progettuali, con identificazione delle compensazioni da mettere in atto per i risultati eventualmente non conseguiti.


Parchi naturali e aree protette


“Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo,
non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco
che vedo ogni mattina dalla mia finestra.”
Ermanno Olmi


Le aree protette hanno un futuro garantito solo se riusciremo a valorizzarle davvero, concependole come spazi del possibile, ove si possano conciliare e incoraggiare attività imprenditoriali fortemente sostenibili o legate alla tipicità del territorio, della sua storia, ove si possa ammettere un turismo e una agricoltura sostenibile, ove il mantenimento della biodiversità e dei biotopi sia l’obiettivo primario.
La Regione deve pianificare e attuare nel tempo la realizzazione di corridoi ecologici che connettano le diverse aree protette (per esempio Parco Agricolo Sud Milano e Parco Nord Milano tramite l’asta del fiume Lambro) trasformandole, da isole, in una metastasi verde, per rendere possibile una crescita nel tempo, per consentire la maggiore fruizione da parte dei cittadini e gli spostamenti della fauna selvatica in un panorama di futura crisi idrica estiva e conseguente mancanza di cibo.


Riprendiamo il controllo


“Delinqui quando non controllato
perché non conosci il rispetto”


Un paese in cui l’illegalità e il non rispetto delle regole sono una piaga comune, non può prescindere da una rete di controllo efficiente ed efficace. Discariche illegali di rifiuti, sversamenti abusivi di sostanze pericolose nelle acque, emissioni atmosferiche non autorizzate, pressioni delle organizzazioni criminali sui PGT sono notizie quotidiane anche nel nostro territorio. Dobbiamo ripensare e riprogettare il sistema dei controlli ambientali, uscendo dall’approccio
estemporaneo e parziale imposto dalle emergenze che deflagrano di volta in volta sul territorio lombardo, evolvendo verso un sistema organico e sicuro, le cui priorità sono dettate dalla potenza dei fattori di pressione territoriale (pericolosità delle attività produttive, vulnerabilità del territorio in relazione alle problematiche emergenti con particolare riguardo agli impianti di trattamento dei rifiuti, ai processi di bonifica dei siti contaminati etc.). In tale prospettiva, è necessario non solo consolidare i controlli sulle aziende soggette ad Autorizzazione Integrata Ambientale e sulle aziende a Rischio di Incidente Rilavante, garantendo almeno le frequenze previste dalla legge, ma pianificare controlli adeguati su tutte le altre attività produttive il cui impatto ambientale è significativo, avvalendosi della sinergia tra tutti i soggetti coinvolti. I monitoraggi dovranno essere pianificati secondo una logica di risoluzione o mitigazione delle cause che generano l’inquinamento, rifuggendo dalla logica della “misurazione fine a se stessa” che non produce bonifiche o mitigazioni.


Terra d’acqua


“Non conosciamo mai il valore dell’acqua finché il pozzo è asciutto.”
Thomas Fuller


La ricchezza di acque superficiali e sotterranee della nostra terra è gravemente svalorizzata dall’inquinamento, a causa dell’enorme pressione antropica e industriale presente in talune porzioni del territorio e a pratiche poco sostenibili. I corsi d’acqua superficiali non sono solo ingegneristiche condotte d’acqua, ma corpi naturali sede di fenomeni biotici e abiotici che devono essere tutelati. I corsi d’acqua e le loro sponde, se non cementificati, sono corridoi biologici per la fauna, sede di attività ricreative, attrattori di turismo sostenibile, culla di biodiversità. La lotta all’inquinamento dell’acqua, risorsa indispensabile alla vita, richiede non solo controlli efficienti e frequenti, depuratori funzionanti, ma anche una agricoltura che adotti pratiche di trattamento dei suoli più sostenibili e una politica di tutela dell’alveo dei fiumi e delle loro aree golenali. La normativa nazionale di tutela dei fiumi e delle loro sponde è disattesa e in Lombardia si costruiscono ancora centri commerciali e capannoni a pochi metri dai fiumi.

La progressiva deindustrializzazione del territorio rende possibile ed auspicabile l’acquisizione a suolo pubblico di territori prossimi ai fiumi per rinaturalizzarli, creare aree naturali di esondazione per il controllo delle piene, operare una grande operazione di restituzione a territori depredati della loro bellezza paesaggistica, promuovere la rimozione di nutrienti tramite le fasce riparie. Milano sarebbe una città più bella se il Lambro e il Seveso fossero trattati come corsi d’acqua e non come fogne da occultare alla vista.

I contratti di fiume, protocolli giuridici promossi per il recupero ambientale dei corsi d’acqua promossi da regione Lombardia su Lambro, Lura, Olona, Seveso e Bozzente sono pochi e di scarso risultato. Occorre rilanciare al più presto questi strumenti per recuperare quanto prima i ritardi accumulati nella tutela dei corpi idrici superficiali.

Allo stesso modo, la Regione non può esimersi ancora a lungo dal promuovere i contratti di falda coinvolgendo consorzi agricoli, gestori del SII, gestori reticolo idrico superficiale, e facendoli funzionare da subito.

I fondi per questa grande operazione di riqualificazione ambientale possono essere recuperati vincolando parte degli introiti derivanti dai canoni idrici, vincolando parte degli utili delle aziende del SII o imponendo compensazioni ambientali per il mancato raggiungimento degli obiettivi di depurazione.

In tema di distribuzione di acqua ai cittadini, vogliamo traghettare Regione Lombardia verso un futuro di gestione “in house” del servizio idrico integrato, nel rispetto dei risultati referendari. Il mondo agricolo ha conosciuto, negli scorsi anni, estati con carenza idrica importante: è ormai irrinunciabile promuovere il riutilizzo a cascata dell’acqua da precedenti usi compatibili con l’agricoltura. Per far fronte alla riduzione dell’apporto idrico al suolo che i cambiamenti climatici stanno causando, la regione, nei prossimi anni, dovrà farsi promotrice di un sistema di gestione delle risorse idriche che non funzioni a domanda ma a pianificazione di quelle che sono le disponibilità
di acqua, di anno in anno, con gli usi richiesti (agricoli, industriali, popolazione).


Tutelare, ripristinare la permeabilità e la funzione ecologica dei suoli


“La nazione che distrugge il proprio suolo distrugge se stessa.”
Franklin Delano Roosevelt


Il suolo è un corpo naturale in continua evoluzione, risultato delle interazioni di processi chimici, fisici e biologici, millenari. Il suolo, in costante scambio di energie e materia con l’ambiente circostante, è essenziale per il mantenimento dell’equilibrio globale della biosfera per la produzione di biomassa, per la regolazione delle acque sotterranee, del clima, come substrato della maggior parte delle attività biologiche, incluse le attività umane. Il suolo ha tempi di formazione lunghissimi (si forma 1 mm di suolo ogni 300 anni), pertanto ogni sua forma di degrado (erosione, cementificazione, alterazione dei parametri chimico fisici ecc.) si traduce in una perdita gravissima di cui neanche ci rendiamo conto.

La Regione Lombardia ha il primato negativo di essere regione italiana con maggiore superficie coperta artificialmente (310.000 ha). In tutte le valli fluviali, si è assistito negli ultimi decenni ad una continua e inarrestabile espansione delle superfici antropizzate: in Valtellina, ad esempio, le superfici antropizzate hanno raggiunto il 16,9% dell’intera area di fondovalle dell’Adda, con un incremento del 20% negli ultimi dieci anni. Dall’altra parte, i cambiamenti climatici in atto, dovuti anche alla sottrazione di suolo naturale agli ecosistemi, esporranno sempre più il nostro territorio a eventi di precipitazioni di grave intensità in tempi molto brevi, con allagamenti ed esondazioni; le variazioni nel regime delle precipitazioni indotte dai cambiamenti climatici determineranno lunghi periodi di siccità nei mesi estivi e rischio di deficit all’approvvigionamento di acqua potabile ai cittadini e di acqua per uso irriguo alle aziende agricole del territorio. La superficie di suolo a disposizione per l’assorbimento nel terreno dell’acqua piovana, che è collettata nelle fogne e impedisce ai depuratori di depurare, nella città metropolitana di Milano, nella provincia di Monza e Brianza e nei comuni capoluogo è inadeguata e tende a diminuire nel tempo con aumento dei rischi di inondazione e allagamenti; le soluzioni messe in atto per il controllo delle esondazioni di Seveso-Olona hanno carattere di interventi a breve termine di controllo degli effetti sui sistemi urbani e non di prevenzione, necessari alla messa in sicurezza delle comunità urbane, ma inadeguati alla rimozione delle cause di esondazione.

Regione Lombardia ha avuto poco coraggio nel porre l’obiettivo di consumo di suolo zero nel 2050. Serve anticipare il termine e identificare obiettivi intermedi perché l’obiettivo finale sia credibile.

Serve, nei limiti del ruolo regionale, elaborare strumenti di superamento degli oneri di urbanizzazione come fonte di investimenti per gli enti locali o, per lo meno, ritornare alla ratio originale che ha istituito questa voce a sostegno delle spese che il comune deve affrontare per la nuova urbanizzazione che la genera, e non per altro. Diversamente, il consumo di suolo zero non sarà possibile.

È necessario provvedere a interventi sistemici e capillari sul territorio affinché si aumenti la capacità di infiltrazione naturale dell’acqua dei suoli edificati (fino a 3750 ton/ettaro) piuttosto che investire risorse nelle gestione delle acque di ruscellamento in superficie, con vantaggi
legati anche al microclima dei territori e alla tutela delle risorse idriche lombarde. È, quindi, fondamentale, oltre alla realizzazione di vasche volano laddove è necessario agire in tempi brevi per mettere in sicurezza gli abitati, promuovere la conversione progressiva dei posteggi pubblici e privati asfaltati in posteggi filtranti mediante riduzioni fiscali e/o cofinanziamenti, identificando obiettivi % da raggiungere a scalare nel tempo, consentire la copertura di nuove aree a posteggio esclusivamente con soluzioni filtranti e ridurre, nel tempo, le autorizzazioni alla realizzazione di nuovi posteggi basate su normative e schemi di mobilità ormai superati.

Dobbiamo incentivare il riutilizzo dei fanghi di depurazione per il recupero di materia ed energia, con risparmio di combustibili fossili, invece che ridistribuire i contaminanti adsorbiti nei fanghi e nell’acqua di prima falda.

Bonifiche e discariche abusive

800 siti contaminati per lo più da idrocarburi e metalli sono in attesa di una bonifica che, se sarà fatta, sarà lenta e dipendente dalle convenienze degli operatori che intervengono se il costo della bonifica e del riutilizzo dei suoli è sostenibile.

Oltre ai danni per la salute e per l’ambiente derivanti dalle mancate bonifiche dei siti contaminati, lo stand by delle aree da bonificare determina il consumo di suolo agricolo o naturale, con buona pace delle proclamate intenzioni di “difesa del suolo” e di divieto di utilizzo dei terreni agricoli per le nuove attività produttive che dovrebbero/potrebbero invece essere allocate nei siti bonificati.

Regine Lombardia deve uscire dalla stallo e porsi alla guida di un “grande progetto di bonifica”, investendo più risorse finanziarie e attivando un canale “virtuoso” di comunicazione e condivisione con il mondo imprenditoriale e con gli enti locali/autorità competenti, per coniugare la capacità produttiva e la salvaguardia di un territorio che non può più “cedere suolo” e che decide di fare delle “aree dismesse” addirittura una risorsa. 

Regione Lombardia deve agire con decisione nell’affrontare emergenze di area vasta come quella bresciana, territorio che ha ospitato smaltimenti illeciti di rifiuti e sostanze pericolose tanto da guadagnarsi il soprannome di “terra dei fuochi del nord”. Servono poteri e strumenti emergenziali per identificare l’estensione della zona interessata, la tipologia di inquinanti e realizzare le bonifiche in tempi compatibili con la salvaguardia della salute della vita di migliaia di cittadini, oltre a identificare, laddove possibile, le responsabilità per conferire i costi da sostenere.


Qualità dell’aria

Divieto di utilizzare gasolio e nafta per il riscaldamento di edifici presso i quali è disponibile la rete di distribuzione del metano. Incentivi per solare termico e fotovoltaico nei condomini. Taglio degli investimenti per la mobilità veicolare privata, investimenti su infrastrutture collettive o ciclistiche.

Lombardia Progressista
Sinistra per Gori
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